La Madonna di Bonaria

   
 


 

 

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La Madonna è stata eletta protettrice dei naviganti, il suo veneratissimo simulacro ligneo, secondo la tradizione approdato entro una cassa sul litorale cagliaritano nel 1370, risale alla seconda metà del XV secolo ed è opera pregevole di uno scultore ibero-campano.

La Vergine indossa una ricca veste rossa stretta in vita da una cintura bianca ed un ampio e avvolgente manto azzurro; entrambi sono bordati da un nastro dorato e ornati da fiori ugualmente dorati. Lunghi capelli castani incorniciano il viso dolce e rosato di Maria che stringe, con la mano destra, la candela e la tradizionale navicella. Con il braccio sinistro sorregge, invece, il Bambino Gesù che sostiene, con la manina sinistra, il mondo. Sia la Vergine di Bonaria che il Bambino hanno sul capo una fastosa corona. Il simulacro grava su di un piedistallo in legno intagliato e dorato.

La Madonna approda a Cagliari il 25 marzo del 1370 quando una nave spagnola nel bel mezzo di una tempesta, è costretta a gettare il carico per salvare l’equipaggio. Quando viene lanciata una pesante cassa, la tempesta si placa improvvisamente. Il baule misterioso giunge sulla spiaggia ai piedi del colle di Bonaria dove, dal 1335, i frati dell’Ordine della Mercede officiano in una chiesa donata dal re Alfonso d’Aragona.

Le prime persone sul posto tentano inutilmente di aprire la cassa, fino a quando un bimbo consiglia di chiamare i Frati delle Mercede che, aiutati, portano il baule di legno fino alla chiesa. E qua, dinnanzi a numerosi fedeli, riescono ad aprirlo senza il minimo sforzo, scoprendo al suo interno il simulacro della Madonna che teneva sulla mano destra una candela accesa.

La storia di questa statua mariana, sulla quale da oltre sette secoli si appuntano ansie, preoccupazioni e speranze delle genti del mare della Sardegna, non sembra dissimile dalle tante altre che si tramandano in ogni angolo della terra, laddove nel cuore della tradizione religiosa un posto speciale è riservato alla Madre di Dio. Fiumi di parole sono stati tuttavia raccolti, in questi anni, in pregevoli volumi per raccontare questa storia, con dovizia di particolari.

Ancora oggi questa venatura mariana caratterizza profondamente la fede ultramillenaria delle popolazioni sarde. Lo scorrere del tempo, il confronto quotidiano con atavici problemi mai risolti, lo stordimento nel frastuono di un modernismo che non riesce a scalfire radici antichissime - che, seppur lacerate, continuano a proporsi come linfa vitale per le nuove generazioni - non affievoliscono la genuinità dell'affetto che lega i sardi alla "Signora della Buona Aria".

Numerose le vicende che si sono poi susseguite sino ai nostri giorni:  dal ripetersi di numerosi prodigi, al crescere della devozione popolare, dall'edificazione di un tempio sempre più degno per ospitare il simulacro, sino alle proclamazioni pontificie il cui centenario ci si appresta a celebrare.
Sta di fatto che, soprattutto la gente del mare, ha con Nostra Signora di Bonaria un rapporto tutto particolare. Divenuto ancor più stretto da quando sulla volta dell'altare maggiore dell'antica basilica comparve una navicella d'avorio appesa ad una cordicella, proprio di fronte alla statua della Madonna. Sembra fosse un ex voto portato da una anonima pellegrina - "da sì lungo tempo che non se n'ha memoria" notavano gli antichi storici - come ringraziamento per uno scampato naufragio. La navicella sembra indicasse, con la posizione della prora, la direzione del vento appena fuori dal porto. I marinai usavano passare proprio da lì per verificare le condizioni del vento prima di ogni uscita. La navicella dava sempre indicazioni precise. Nessuno sembra l'abbia mai vista muoversi, ma è certo che mutasse la sua posizione con il mutare della direzione del vento in mare.
La navicella è tutt'oggi appesa sulla volta dell'altare maggiore del santuario. Indica ancora la direzione del vento? Forse. Di sicuro racconta la storia di una devozione sincera.

La stessa città di Buenos Aires deve il suo nome a Bonaria: Buenos Aires è infatti la traduzione di Bon-Aria. I Conquistadores, partiti dal colle di Cagliari per approdare nelle terre del Sud America, scampati a una violenta tempesta durante il viaggio, diedero il nome della Madonna di Bonaria alla città appena fondata, per sciogliere il voto fatto durante la tormenta.

La devozione alla Madonna è visibile nell’importante museo che sorge nel chiostro della Basilica, dove, tra gli innumerevoli ex voto, si trovano le corone d’oro offerte dal re Vittorio Emanuele I e da Maria Teresa, e la grande ancora d’argento donata dalla regina Margherita di Savoia come ringraziamento per il successo della spedizione polare di Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi. Uno degli ex voto più famosi riguarda una piccola navicella d’avorio, tutt’ora appesa di fronte alla statua, che segna misteriosamente i venti che soffiano sul golfo di Cagliari, dando un'importante indicazione soprattutto ai marinai che prima di attraversare il mare facevano (e fanno) visita alla Madonna.

Sono stati 3 i Papi che hanno reso omaggio alla Santa: Paolo VI nel 1970 e Giovanni Paolo II nel 1985, oltre a Benedetto XVI arrivato a Cagliari il 7 settembre, che ha donato alla Santa la “Rosa d’Oro”, collocando Bonaria tra gli otto santuari mariani più importanti al mondo.